Congorock intervistato per Inesco Magazine

congorock

Rocco Rampino è un ragazzo semplice e genuino come i tarallucci fatti in casa, che per riuscire a fare musica ha abbandonato il suo caldo salento per la fredda Milano. Oggi tutti lo conoscono come Congorock. Quello che ha conquistato l’etichetta newyorkese del 3 volte campione del mondo di scratch A-Trak e di Nick Catchdubs dei Chromeo: la Fool’s Gold. Quello che ha girato l’America in tour con i MSTRKRFT. Ma soprattutto quello che con i suoi bassi riuscirebbe a far muovere le gambe ad una sedia.

Iniziamo con una precisazione che ci tengo a fare per chi non ti conosce ancora come artista: Congorock è un dj/producer di questa electro fidget che tanto fa parlare dell’Italia nel mondo, ma a differenza della maggior parte dei produttori di oggi il suo show non è una prevedibile playlist delle produzini proprie e degli amici in top su myspace, ma una roba fatta a regola d’arte, piena di sorprese e in perfetta sintonia con il pubblico. Ora, come farebbe una massaia pugliese che vuole tramandare la formula magica dei Taralli, spiegaci qual’è il tuo approccio al djing, dagli ingredienti alla cottura.

Mica facile estorcere i trucchi alle massaie! Il fatto di aver fatto solo djing per un po ‘ prima di mettermi in gioco con le produzioni forse mi ha influenzato positivamente, nel senso che ho cercato subito di caratterizzare il mio set per stile e sostanza. Emergere come dj a Milano e’ davvero difficile, anche se spacchi davvero; nel mio caso le produzioni mi hanno dato una spinta importante, ma nel frattempo ho imparato a gestirmi il djset come il “mio” momento d’espressione. Avendo suonato parecchia roba old school anche in passato capita di mischiare davvero cose a caso, infatti nelle ultime settimane ho lavorato solo a degli edit di tracce oldies mixate con bombette dell’ultimo minuto. Come stile di mixaggio mi ispiro a dj come A-Trak e Feadz, suono solo le parti piu’ intense di ogni traccia, tenendole su al massimo un minuto e mezzo, per lo meno nella parte iniziale del set. Dopo mi piace spostarmi su un sound meno frenetico ma ugualmente teso e ipnotico, e’ in questo momento che cerco di infilare dei classici acid o techno. E’ praticamente il contrario di quello che fanno tutti, ma il trucco credo che rimanga nel tenere alta la tensione, e l’attenzione.

Già che stiamo parlando di ricette svelaci anche quella delle tue produzioni.

La pazienza! E io ne ho pochissima tra l’altro. L’unico modo per tirare fuori il meglio di se’ attraverso le produzioni e’ quello di migliorare i propri skills tecnici con le macchine e il computer, in modo tale che quando arriva poi la vena creativa, l’ispirazione, l’illuminazione, il colpo di genio, tutto quanto venga fuori spontaneamente e senza intoppi meramente tecnici. Tipo “come si fa?”. Anche la metodicita’ e la concentrazione sono delle componenti importanti; i produttori piu’ “produttivi” che ho visto all’opera sono delle persone che alle otto di mattina sono gia’ operative su Cubase. Un nome a caso? Bob Rifo, uno stakanovista veneto, il perfetto contrario di un terrone come me.

Torniamo alle origini. Parlaci della tua terra madre, del sole, del calore della gente, della dancehall.

Lu sule lu mare e lu ientu? Difficile parlarne senza lasciarmi prendere da un attacco di saudaje. Ho vissuto li fino ai 18 anni, e proprio dalle mie parti ho maturato degli ascolti che poi hanno influenzato tutto quello che ho fatto dopo. Innanzitutto le esperienze nel circuito punk hardcore locale, un po’ piu’ tardi l’incontro con Populous (produttore elettronico italiano al terzo disco su Morr Music) che e’ stata la persona che mi ha avvicinato al mondo delle sonorita’ digitali e a darmi i primi rudimenti di produzione. Il tutto intervallato nel frattempo dal sound di mille feste ogni giorno in spiaggia, dove ho recepito la cultura dei grossi-bassi-grassi. L’esperienza della festa in spiaggia (la situazione, per usare il termine piu’ adatto/folcloristico) e’ una cosa non facilmente descrivibile per la sua intensita’. L’ultima volta che ho visto Rodigan c’erano anche delle famiglie intere con passeggini et similia. Peccato che a causa dei punkabbestia trogloditi provenienti da tutta Italia e Europa la cosa degeneri quasi sempre nello sfascio piu’ totale, vedi il Teknival a Squinzano, ettari ed ettari di uliveti inquinati, per non parlare delle spiagge stesse e delle pinete.

La fredda Milano. Perchè? Per combinare qualcosa in Italia ci si deve per forza passare?

Non ci si deve per forza passare, ma aiuta esserci. il 90% del music business italiano e’ tra Milano e Roma, e Milano la spunta. Per chi suona il mio genere e’ senza dubbio la citta’ piu’ ricettiva, anche se vedo che in Veneto il pubblico e’ molto piu’ entusiasta e “conoscitore” delle cose in giro. Io mi sono stabilito qui anche in chiave futura, in cui magari non mi occupero’ solo di electro e allarghero’ il range delle mie produzioni a qualcosa di nuovo.

Arriviamo al dunque: L’America! Come sei riuscito a conquistare sua maestà A-Trak ed il suo socio Nick Catchdubs?

Mi ha scritto su MySpace dopo avere ascoltato la mia prima traccia pubblicata sul blog Discobelle la sera prima. “Stai cercando un’etichetta?” – “Si!”

In Europa sei conosciuto da tempo ma per entrare tra i “big” c’è voluto il tuor con i MSTRKRFT dell’autunno scorso. Ora che come i primi coloni europei hai attraversato l’oceano alla conquista del tuo “American Dream”, e che sei riuscito a realizzarlo, puoi farci un resoconto di quanto secondo te ti ha dato sta cazzo di America, magari anche in termini monetari. ;)
Ci dobbiamo andare pure noi?

Andare in America a suonare e’ stato come un punto d’arrivo, arrivarci per un tour con MSTRKRFT e’ stato un sogno vero e proprio! Ero stato gia’ negli USA con il mio ex gruppo La Quiete, ma a questo giro il contesto e le situazioni sono state completamente diverse. Io MSTRKRFT, Felix Cartal e La Riots siamo stati in Tour Bus per 3 settimane facendo East Coast e West Coast intervallate da alcune date in Canada. Odio usare il termine Rock’n Roll per descrivere una cosa, ma in realta’ piu’ che un tour di DJ sembrava un tour Rock’n Roll con luoghi comuni annessi e connessi. Per dire, piuttosto che nelle discoteche abbiamo sempre suonato in dei teatri adibiti per concerti rock; l’entusiasmo e la reazione del pubblico sembrava quella di un concerto anziche’ quella di un normale djset e c’e’ da dire che anche la vita in tour bus tra eccessi e situazioni “stranissime” aiutava a creare quest’atmosfera. L’America paga bene, ma non ti dico quanto! Ma ti sembra! AHAH.

Restando nel continente dove ultimamente hai trascorso un sacco di tempo, raccontaci un aneddoto del tuo tuor che ci faccia venire voglia di andarci, e magari anche uno che ci faccia subito cambiare idea.

Saro’ laconico: il Crown Royal, in entrambi i casi.

Si è da poco concluso un 2008 incredibile per l’electro italiana. Quali sono le tracce che secondo te meglio rappresentano l’annata?

The Bloody Beetroots feat Congorock “Rombo”, His Majesty Andre “Peep Thong”, Kid Cudi “Day N Night” (Crookerz Remix)

Hai un passato da “rocker”, che è tornato a far parte del tuo presente. Raccontaci cosa facevi, e cosa farai ora con Steve Aoki e Bob Rifo.

Ho suonato nei La Quiete e The Death of Anna Karina, due gruppi indie/hardcore con cui ho realizzato diversi dischi su 7″, LP e CD e svariati tour in Europa/America. Collaborato con Echoes of The Whales (Populous, Pierpaolo Leo, Jukka Reverberi). Ora questo background sta rivenendo fuori grazie a un progetto ancora segreto con quelle due losche figure. Abbiamo appena registrato quattro pezzi e una cover. Sara’ un progetto non legato direttamente a Congorock quanto a Rocco Rampino in se’ e per se’, perche’ ancora mi piace scrivere le canzoni con la chitarra e sicuramente lo faro’ in futuro.

Una caratteristica fondamentale di Congorock sono i bassi booty. Che importanza hanno per te? Si può parlare di feticismo?

Come dicevo prima, la passione per le frequenze basse e’ retaggio dei miei ascolti in terra natia, dove d’estate mentre fai la pennichella alle 3 del pomeriggio senti le frequenze basse sul pavimento che arrivano dal bar. Per me se non ci sono bassi non e’ dance music, poi ognuno e’ libero di pensarla come crede.

Dopo Crookers e Bloody Beetroots possiamo sicuramente dire che il presente dell’electro italiana sei tu. Il futuro chi è?

His Majesty Andre, Gigi Barocco, NT89&Kill Phill, Cécile, Marco Marfe’.

E il futuro di Congorock, “Rifoki” a parte, cosa porterà?

Un altro singolo in estate, un album piu avanti, la produzione di beatz per terze parti.

Concludiamo con una curiosità personale: VOGLIO capire cosa significa “fafuma”!

Spiegarti cosa vuol dire Fafuma vorrebbe dire innanzitutto mettere in mezzo Bob Rifo e darti particolari sulle nostre esplosive abitudini fisiologiche in tour. Mi chiedi troppo, spero di essere stato abbastanza vago

myspace.com/congorock

intervista di Nicola Rigon per Inesco Magazine.
foto di Cladia “Cloz” Zalla.


3 commenti presenti , vuoi aggiungere qualcosa?

  1. MyAvatars 0.2
    jimma ha scritto:

    Grande Rocco!!!! ;)

  2. MyAvatars 0.2
    xWACCOx ha scritto:

    Bellaaaa.. ROCCO INSEGNAAA !! :D

  3. MyAvatars 0.2
    vcyeqtqdpcj ha scritto:

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